L'arte del manifesto politico 1914-1989. Ondate rivoluzionarie - Bei Libri

A poco meno di un mese dalle elezioni italiane, un libro dato alle stampe qualche anno fa torna di stretta attualità. Abbiamo verificato se nel frattempo il panorama editoriale italiano avesse prodotto qualcosa di meno datato, ma con esito negativo.

“L’Arte del Manifesto Politico 1914-1989. Ondate Rivoluzionarie”, curato da Jeffrey T. Schnapp ed edito da Skyra nel 2005, è ancora un capolavoro insuperato. Si tratta del catalogo di una mostra che si è svolta a Stanford fra il 14 settembre e il 31 dicembre 2005 – e a Miami Beach dal 24 febbraio al 25 giugno 2006 – incentrata sulla collezione di 200 manifesti politici di proprietà della Stanford University, datati fra la prima guerra mondiale e la caduta del muro di Berlino.




Il taglio del volume ha il merito di richiamarci alla realtà: i manifesti che tappezzano le nostre città in questi giorni, come quelli di cui rappresentano gli epigoni post-moderni, non si rivolgono a noi. O meglio, non si rivolgono a quella parte di noi, autocosciente, in cui tendiamo normalmente a identificarci. Piuttosto, i manifesti politici si rivolgono a noi come uomini-massa, come atomi di un magma collettivo, di un “attore politico” che non risponde agli imperativi della ragione ma a un ordine di natura simbolica; un ordine che abita il nostro subconscio e che, pur al variare dei contesti storici, culturali e artistici, risponde agli stessi stimoli.



Basta questo argine a mantenere una campagna elettorale – l’ennesima, ridicola, campagna elettorale a base di promesse irrealizzabili e lettere morte – sul margine interno dell’assurdo, del ridicolo e del patetico. Il punto è che persiste indelebile in noi un’aspirazione messianica, utopica, che ci attira magneticamente verso l’idealizzazione del mondo. Nonostante i limiti insiti nella natura umana e i vizi del proprio tempo, persiste in noi l’irrazionale sensazione che l’Uomo possa infine giungere a far suoi ideali di giustizia che la vita si incarica ogni giorno di smentire.

Tutto, in un manifesto ben ponderato, dai soggetti ai colori, è finalizzato a decifrare e ricalcare per via estetica quest’ordine archetipico, proprio anche delle fiabe, con un solo obiettivo: chiamare a raccolta le masse, mobilitarle e indirizzarle verso una “terra promessa”, di destra o di sinistra, riformista o rivoluzionaria, populista o moderata. Una terra dove “vissero tutti felici e contenti”. Ogni singola parola che appare in uno di questi manifesti deve essere sottratta al suo significato ordinario: se ha un senso, non è perché risponde a plastici e rassicuranti criteri logici e argomentativi, ma perché tocca corde più profonde, le corde dell’inconscio collettivo. Le corde che, vibrando, danno impulso alle onde della storia. In ciò, e non nel mero fatto espressivo, consiste l’arte del manifesto politico in quanto tale.




“Ondate Rivoluzionarie” mantiene una perenne attualità: evitando l’approccio tradizionale, che classifica i manifesti a seconda dell’artista, del periodo, dell’ideologia politica e della nazionalità, assolve a un compito ben più arduo: mappare in diverse sezioni tematiche (fra cui la marcia, le anatomie della moltitudine, i totem, la produzione e la riproduzione della massa, l’uomo nella folla) tutti i principali tentativi di decifrare e azionare il subconscio delle masse nel corso della storia contemporanea. Un rompicapo sempre cangiante e mutevole, sfuggente e infido, destinato a non trovare mai una soluzione definitiva.


L’ arte del manifesto politico 1914-1989. Ondate rivoluzionarie
a cura di Jeffrey T. Schnapp
Editore: Skira
Collana: Arte moderna. Cataloghi
Pagine: 160 p., ill. , Rilegato
EAN: 9788876244322


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