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Il passaggio dal Medioevo all’era Moderna ha diversi marcatori. Uno dei più celebri è quello della scoperta dell’America, nel 1492. Lì inizia per convenzione quella che siamo soliti chiamare Storia Moderna, quasi che il mondo, attraverso quel viaggio, abbia compiuto un vero e proprio salto quantico. Piace immaginare che questo salto, sperimentato fra i banchi di scuola in piena età adolescenziale, simboleggi il passaggio dello studente all’età adulta, anche se onestà vuole che si vedano le cose per ciò che sono. Ovvero diverse. La storia di quella che chiamiamo modernità inizia molto prima ed è una storia che subisce accelerazioni, interruzioni, soste e ripartenze. Che muove, addirittura, da epoca romana.




Come non giudicare eminentemente moderno, ad esempio, un documento come la Tabula Peutingeriana, di età imperiale, che offre una prima rappresentazione del mondo antico e che evidenzia con notevole rigore strade e vie di comunicazione dell’epoca? La Tabula, disegnata da Marco Vipsanio Agrippia, mostra chiaramente le vicende che favorirono l’espansione di Roma: la sinergia fra la vocazione mercantile e la capacità militare, una combinazione amplificata dalla costruzione di strade e ponti. Ora, la Tabula non è solo moderna in sé, per la visione che la ispira e che la rende simile a una carta che potrebbe disegnare un geografo contemporaneo, ma perché attraverso il gesto stesso della mappatura si annuncia l’uomo moderno, l’uomo che organizza lo spazio nel quale si muove per affrancarsi dal fato, dal caso, dall’imprevisto. L’uomo che si riconosce come entità razionale e che desidera agire ispirato e mosso dalla ragione: l’uomo che fa esperienza della propria, possibile, libertà.




E’ in questa chiave che vogliamo presentare “Viaggio nel tempo. La storia del mondo attraverso le mappe antiche” di Kevin J. Brown, un volume firmato National Geographic ed edito in Italia da White Star. In 207 pagine rilegate Brown esplora i cambiamenti nella percezione e raffigurazione del mondo nel corso dei secoli, attraverso culture fra loro molto diverse. Dalla cartografia giapponese del XVIII secolo alle mappe mercantili europee, dalle cartine usate per propaganda alle mappe di fantasia, veniamo guidati in un viaggio dove via via l’uniforme cede il passo alla pluralità, al molteplice e alla diversità. In una parola, all’immagine riflessa del Mondo, a una bellezza la cui persistenza, nel nostro immaginario, appare minacciata dal destino di conoscenza varia ed eventuale che incombe sulla geografia nel nostro ordinamento scolastico.

Viene allora da leggere come un monito profetico il paradosso di Jorge Luis Borges sulla Mappa dell’Impero in scala 1:1, contenuto nella Storia universale dell’infamia, apparsa per la prima volta nel lontano 1935: “… In quell’Impero, l’Arte della Cartografia giunse a una tal Perfezione che la Mappa di una sola Provincia occupava tutta una Città, e la mappa dell’impero tutta una Provincia. Col tempo, queste Mappe smisurate non bastarono più. I Collegi dei Cartografi fecero una Mappa dell’Impero che aveva l’Immensità dell’Impero e coincideva perfettamente con esso. Ma le Generazioni Seguenti, meno portate allo Studio della cartografia, pensarono che questa Mappa enorme era inutile e non senza Empietà la abbandonarono all’Inclemenze del Sole e degl’Inverni”.


Viaggio nel tempo. La storia del mondo attraverso le mappe antiche
Kevin J. Brown
Editore: White Star
Collana: Antiche civiltà
Anno edizione: 2017
Pagine: 207 p., ill. , Rilegato
EAN: 9788854035843


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