William Blake. La Divina Commedia di Dante - Bei Libri

Di lui, William Wordsworth scrisse: “Non c’è dubbio che questo poveraccio fosse pazzo, ma c’è qualcosa nella sua pazzia che attira il mio interesse più dell’equilibrio di Lord Byron e Walter Scott”.

Sottovalutato in vita, destino che lo accomuna a molti altri geni, William Blake viene oggi considerato il più grande artista britannico. Non solo per l’ invenzione dell’incisione a rilievo, ma anche – anzi, soprattutto – per il carattere visionario della sua opera. Il cui atto conclusivo, va detto, non poteva trovar migliore sorte dell’illustrazione della Divina Commedia.

“Lo abbiamo trovato zoppo a letto – racconta Samuel Palmer nel 1824, pochi mesi dopo che Blake ricevette la commissione da parte di John Limmel – Non era inattivo, nonostante i sessantasette anni, ma lavorava sodo su di un letto coperto di libri, sedendo come uno dei patriarchi antichi o un Michelangelo morente”.

L’intento di dare forme e colori al poema dantesco lo terrà impegnato fino al giorno della morte, occorsa il 12 agosto 1827: questo rapporto fitto, intenso, intimo e totale con Dante produrrà 102 illustrazioni fra schizzi e acquarelli, lasciati in diversi stati di elaborazione. L’opera non fu mai pubblicata e le tavole furono poi disperse fra collezionisti privati e musei.




Solo una casa editrice, in Europa, poteva riuscire in un’impresa senza precedenti: raccoglierle e riprodurle a tutto folio (con 10 maxi-immagini pieghevoli) in un volume da collezione, con testi specialistici – tradotti in 5 lingue – a cura dello storico dell’arte Sebastian Schütze e della filologa Maria Antonietta Terzoli. Parliamo, ca va sans dire, di Taschen. La notizia è che quell’edizione, datata 2014, e naturalmente – anzi giustamente, verrebbe da dire – non economica, è stata affiancata ora da un esemplare più agile, posizionato nella collana “Clothbound” insieme alla monografia su Charlotte Salomon e ai “Ritratti di città”.

Debitore del simbolismo pre-raffaelita, precursore del gusto romantico e persino di quello surrealista, Blake è forse il più grande interprete di quello che Alberto Asor Rosa chiama il “visibile parlare” insito nella poesia di Dante:

Ogni qualvolta Dante descrive una situazione, il meccanismo si avvia e rapidamente prende forma. Bastano 2 o 3 versi perché si disegni un mondo dai confini tanto precisi quanto, alla fine, inattingibili

Al pari della Divina Commedia, la creatività di Blake spazia da scene di sofferenza a immagini di luce, da orribili trasfigurazioni umane fino alla perfezione della forma fisica, in un gioco caleidoscopico che non conosce sosta. “L’immaginazione – questo è Blake che parla – non è uno stato mentale: è l’esistenza umana stessa”. Il sospetto, tuttavia, è che il nostro vada ben oltre l’immaginazione, e questo sospetto è confermato dall’idea che, “se le porte della percezione fossero purificate, tutto apparirebbe come è: infinito”.

Non c’è dubbio, Blake traghetta l’immaginazione su un altro piano, a lui più congeniale: quello della visione. Blake non immaginava, vedeva. Cherubini, per lo più. Parliamo di quel genere di visioni che l’opinione comune appoggia sul sottile confine fra misticismo e follia, ma per cui Henry Bergson ha una definizione molto più calzante: quella di intuizione, di “visione dello spirito da parte dello spirito”, capace di trasportare la coscienza su un piano che, a poche ore dalla morte, fra i disegni della Divina Commedia, ispirerà a Blake queste parole, dedicate all’amatissima moglie Kate:

Resta ferma! Esattamente come sei ora. Farò il tuo ritratto, perché per me tu sei stata sempre come un angelo





William Blake. La Divina Commedia di Dante
Sebastian Schütze, M. Antonietta Terzoli
Editore: Taschen
Collana: Clothbound
Anno edizione: 2017
Pagine: 464 p., ill. , Rilegato
EAN: 9783836568647


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